Da: Cantico dell'argilla e del sangue
Primo canto di Eva
Quale fatalità mi fa padrona
del tuo respiro, della tua persona.....
Io sono Eva sottomessa e indoma
e tu ne sai la fulgida struttura
che insidia e sazia in un carnoso aroma
il tuo spirito, Adamo, e la natura.
Dentro la sfera e nel suo arco terso
vige la tirannia misteriosa
del fiore igneo e gemmeo del mio sesso
che brulica del sangue della rosa.
Rosa universa in cui s'e inabbissato
tutto il destino del mondo creato...
Intorno a me che riproducono e incarno
la remota e magnetica salute
del seminale grido della luce
e dell'impeto immobile del marmo,
rotea l'alito tuo, Uomo, ch'è pregno
della panicita' del nostro regno...
Per cui morimmo...Un istinto fatale
volle ch'io fossi Angelo e animale
e che rompessi lo specchio fatato
di cieli indenni di fuochi guerrieri
curiosa non so di che peccato
e consumazione di misteri...
Dalla caduta ch'era meditata
e da quel frutto che ancora mangiamo
eruppe il sangue il corpo e la giornata
dell'Uomo nuovo, ch'è tuo figlio, adamo...
..."Morir di morte" finche non ritorni
l'aura, la lievita', l'ala dei giorni
pieni di troppa gloria... O Paradiso
che mi pesava tanto era divina
la sua profondita', tanto era intriso
di sole inconsumabile il suo clima.
Io sono Eva sottomessa e indoma
che tentai...E il nostro abbraccio, Adamo
è livitato ancora dall'aroma
del dolce frutto che t'ha fatto umano...