Primo canto di Adamo
Luce, la tua invincibile salute
mi dorme dentro...Ne dirò il vigore
appena emerso da questo torpore
di vita...Adesso son tutte mute
le alte sillabe che formano il fiore
del tuo sferico verbo dove giace
la mia unità mancata e la mia pace
futura...
Ma se la maturità
del sangue splende, eromperà dal cuore
la parola che vuoi, Umanità ...
...Poiché ogni tomba mi parla io non parlo:
catturo gli echi e rievoco gli alti
inni, Cielo, dei tuoi caldi cobalti
di cui fui parte e di cui sempre ardo...
Forse potrò ripetere perfino
nel sonno il ritmo denso che serpeggia
dentro il grembo del sesso e nella greggia
corporeità del mio seme divino
ed adeguarmi almeno col mio gemito
quotidiano al Fiato che rigenera
la vulva della terra e la sua tenera
zolla vibrante di un tremendo tremito...
. . .
. . .
.
Ad una vaga castità piegai
il mio impeto d'animale _ omaggio,
o tellurico Dio , al tuo Paesaggio
misterioso _ ma presto abdicai,
e pur compreso del tuo fuoco grande
in me sentii tremare altre ghirlande
di belle forze pàniche che avevano
l'alito dell'aurora e dell'oceano...
Non sono da quali aure insidiose
fui soggiogato né in quali braccia
invincibili sprofondai la faccia,
ma sepolto da una marea di rose
illimitati io caddi rappreso
nell' inerzia del mio attuale peso...
Di un'origine fatta d'acqua e d'aria
riconobbi ed amai l'architettura
e volli un corpo di quella natura
che palpitò di un'anima saltuaria.
A tale mia incarnazione devo
il mio spirito terrestre ed il viso
passibile di morte ch'é inciso
dentro il destino dell'umano evo...
E ogni giorno è un perpetuo ricordo
di quell'istante e di quella rottura:
la luce eludo della prima fonte
ma in me s'eterna il suo calmo orizzonte
con la memoria della sua figura:
e tuttavia ripenso, ancora ingordo,
al sapore del frutto e alla stagione
della vertiginosa tentazione...
Il tronco ch'era puro s'inabissa
dentro l'argilla da cui fu desunto
e tutto un paradiso s'è consunto
prima che ne sapessi la delizia...
Troppo tardi fu l'anima soffiata
nell'aurea architettura dei miei rami
perché mi svincolassi dai richiami
inebrianti di quella giornata.
Or nel mio corpo ch'é pietrificato
passa il respiro tuo, Umanità,
che mi solleva e mi solleverà
fino a ridarmi l'Alba che ho violato,
fino a rifarmi un sangue senza dramma
nella statura celeste dell'Anima.