Conoscenza di Dio
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Conoscenza di Dio

Da ori immemorabile d'aurore

la Tua Immagine emerge inviolata

come se fosse sempre stata

 impressa in ogni Età e in ogni Cuore.

 

 I

Conoscenza di Te ebbi dal sangue

assordato di musiche confuse

e di soffici crolli di valanghe

di primavere schiuse:

 

e come sotterraneo e remoto

fusto che cerca l' apice del giorno,

l' Anima emerse abbagliata al sommo

dei Tuoi paesaggi e al centro del Tuo fuoco.

 

Conoscenza di Te per la parola

di cui il groviglio in gemiti si snoda

dentro l' oscurità della mia gola

 

fino a sciogliersi in cantico che loda

la cosmica armonia ove s' addensa

la dovizia della Tua onnipotenza.

 

II

Aver  dormito... E immerso nell' aurora

il fiore della terra respirare:

falde di linfe, nascita di mare

e marea di giardini nell' aurora.

 

L' ebbrezza di guardare il Tuo Creato

gremisce il sangue di un ronzio sonoro

di spazi accesi di giornate d' oro

nel tremito del tempo inviolato.

 

Nella Tua gioventù che mai non muore

sento la risonanza ed il calore

dell' intensa armonia da cui derivo

 

ed alla quale voglio che ritorni

- prima ch' io muoia e mentre ancora vivo -

il respiro più ricco dei miei giorni.

 

III

L' orgoglio, l' avarizia e la lussuria

m' allontanano dal Tuo trono santo

anche se il sangue gorgoglia di un canto

solenne e intenso come la natura.

 

Ma la bellezza che segretamente

m' illumina, mi nutre e mi governa

 imprime nell' argilla della mente

la figura  dell' armonia eterna;

 

per cui non posso più disancorarmi

- anche se pecco, pure se mi danno -

dalle potenze angeliche che fanno

 

nella memoria musica di salmi

assediando il mio cuore terrestre

di cori arcani di remote orchestre.

 

IV

Per una voluttà assaporata 

t' offro l' angoscia che me ne deriva,

intensa ed ossessiva

come la colpa che l' ha generata :

 

colpa remota di cui si ravviva

la potenza se l' anima sprofonda

nella carnalità che la circonda,

fatale e imperativa...

 

Con quale inno, con quale preghiera

restaurerò la nativa purezza

dell' innocente che in me geme e spera,

 

e come spegnerò l' impeto e il canto

della terrestre ebbrezza

se non con l' acqua di un immenso pianto...

 

V

Architettura di dentro: preghiera,

o voce, o fuoco, o gemito, o volume

di ali, di ali vitali

 di me - impasto di terra, ma terra che spera. -

 

Architettura che porta inciso

il primo splendore terrestre,

il primo uragano - e il tuo viso,

Uomo mortale col segno

remoto del segno smarrito. -

 

Preghiera compagna, o specchio

di una quotidiana riconquista,

aurora generatrice

d' una grazia che mette radice

fin nella carne più trista,

 

in me ricrei e ricomponi

la fulgida tessitura

d' inconsumabili doni

a traverso i quali matura

la figura spirituale

di un' anima ancora carnale.